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	<description>Sito personale del prof. Giuseppe Scimeca</description>
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		<title>La patente di imbecille</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo»  che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché  passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia  viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di  fiducia che mi fornisca il listino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Legge_non_uguale.jpg" alt="" width="365" height="247" />Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo»  che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché  passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia  viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di  fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei  mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non  ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci  la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come  la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare  fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.  Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la  ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai  dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali  all´estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho  sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo  cazzate al telefono.<br />
Io &#8211; insieme a qualche altro milione di  italiani &#8211; sono l´incarnazione di un´anomalia. Rappresento  l´inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad  personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora  nelle leggi e nello Stato.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Michele Serra, laRepubblica 9/3/2010<img src="http://server-it.imrworldwide.com/cgi-bin/count?url=&amp;rnd=1268121490564&amp;cid=&amp;ref=&amp;sr=sr853x533:cd24:lgit:jey:cky:tz1:ctna:hpna" alt="" width="1" height="1" /></span><!-- START RedMeasure V4 - Java v1.1  $Revision: 1.9 $ --><!-- COPYRIGHT 2000 Red Sheriff Limited --><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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		<title>L’omino della provvidenza</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 06:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia incredibile la conosciamo tutti; tale Alfredo Milioni, incaricato di presentare le liste per le Regionali del Lazio, proprio al momento di depositare le carte ha un calo di zuccheri e sente l’impellente bisogno di farsi un panino. I maligni dicono che Alfredo Alfredo abbia semplicemente ricevuto una telefonata e una voce amica gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Berl_fascismo.jpg" alt="" width="309" height="188" />La storia incredibile la conosciamo tutti; tale Alfredo Milioni, incaricato di presentare le liste per le Regionali del Lazio, proprio al momento di depositare le carte ha un calo di zuccheri e sente l’impellente bisogno di farsi un panino. I maligni dicono che Alfredo Alfredo abbia semplicemente ricevuto una telefonata e una voce amica gli ha detto: ‘A Alfre’, ma vatte a fa’ un panino!’. Risultato: la Polverini, come candidata dell’intero centro destra, è bocciata e corre solo con il suo listino.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma cosa si è svolto dietro le quinte? La ‘quinta’ più sensazionale è stata la reazione del signor La Russa, alias ‘digiamo’; memore del fatto che il padre, quando era bambino, lo portava &#8211; vestito di tutto punto da ‘figlio della lupa’ &#8211; ad ascoltare i folli proclami lanciati da Palazzo Venezia, ha detto: &#8220;<em>Non vorrei fare la parte dell&#8217;eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto</em>&#8221; (Ansa 3 Marzo 2010). Ora non è ovvio che, quando l’ex balilla La Russa, usa queste parole, mi vengano in mente i toni cupi, le azioni funeste e la vasta tragedia di cui fu responsabile il fascismo? Certo un ministro, che è a capo della ‘difesa’ non dovrebbe essere troppo incline all’ ‘offesa’ e inoltre un uomo che governa le forze armate, dovrebbe essere in grado di governare … le parole.</span></p>
<p><span style="font-size: large;"> Poi però il timore e la rabbia vanno scemando; se ieri sera, al posto di Santoro, hanno trasmesso ‘La carica dei 101’ significa che è tutto sotto controllo e il nostro è solo il felice paese di Cartoonia, dove i malvagi fanno devastazioni catastrofiche, ma alla fine la provvidenza, sotto le mentite spoglie del disegnatore, mette a posto le cose. Ma, ricordati quando la sera sei davanti la TV (magari durante le pause pubblicitarie) e ricordati soprattutto quando vedi questo sfacelo: per questi veri cattivi del vero paese di Cartoonia la provvidenza sei tu.</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><img style="vertical-align: bottom;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/Firma.gif" alt="" /><br />
</span></p>
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		<title>Questi fantasmi!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 18:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL
Il fantasma di un partito
LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL
La plastica si sta squagliando?  Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le  elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero,  qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL</strong></h3>
<h1 style="text-align: center;"><strong>Il fantasma di un partito</strong></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Partito_fantasma.jpg" alt="" width="334" height="300" />La plastica si sta squagliando?  Sembrerebbe</span>. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le  elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero,  qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a  ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa  di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;">Ma a quel che è dato vedere pare  piuttosto</span> una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a  figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei  partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla  rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e  da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e  nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra  queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno  ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando  non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione  del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto  parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i  collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei  cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un  modo o nell’altro a lasciare il potere.</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;">Da quel che si può capire, e  soprattutto si mormora</span>, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte  di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo  governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se  non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni  giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema  importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di  quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a  mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è  riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è  quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che  questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la  leadership di Berlusconi e la sua personalità.</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;">Il comando berlusconiano, infatti,  corazzato</span> di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era  tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio  incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e  tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la  sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica  modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La  politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come  sembra credere il nostro presidente del Consig l i o ; è prima a v e r e  un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un  paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a  cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le  quali, forse, un partito non è inutile.</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;">Ma se è vero che il potere e la  personalità</span> del leader sono state un elemento decisivo  nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e  il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema.  Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che  come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra.  In realtà, il  verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite  ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la  modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella  fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). È quindi rimasto un vuoto  che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena  nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione  significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in  campo. Niente.</span></p>
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<p><span style="font-size: large;"><span style="font-weight: bold;">Il risultato è che in Italia i capi  politici più giovani</span> hanno come minimo superato la cinquantina.  Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra, e più sensibili ne  sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana  non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito;  che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto  sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia.  Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della  classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la  propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato  solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito  della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese. </span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera 3/3/2010<br />
</span></p>
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		<title>Sensazionale: Michael Jackson canta per Berlusconi!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I più grandi cantanti del mondo cantano per Berlusconi e la Polverini: We are the world..

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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">I più grandi cantanti del mondo cantano per Berlusconi e la Polverini: We are the world..<br />
</span></p>
<a href="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/sensazionale-michael-jackson-canta-per-berlusconi.html"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
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		<title>(IM)PAR CONDICIO, UNA VERGOGNA TUTTA ITALICA&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 06:19:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Berlsuconi_TV.jpg" alt="" width="362" height="366" />La legge sulla par condicio, voluta a suo tempo dalla  sinistra, è una assurda gabbia dentro la quale l´informazione televisiva  è costretta a imprigionarsi e languire. Ma discende, questa pessima  legge, dall´obbrobrio originario che ha via via avvelenato il Paese. Il  padre di tutti i torti, di tutti gli errori, di tutte le storture, si  chiama conflitto di interessi. La par condicio venne escogitata come  tentativo macchinoso e burocratico di arginare Berlusconi, monopolista  della tivù privata, controllore della tivù pubblica (vedasi Minzolini) e  presidente del Consiglio: condizione mostruosa in democrazia,  violazione del libero mercato che nessun plebiscito elettorale potrà mai  sottrarre alla sua iniquità e alla sua oggettiva violenza. Eppure  subìta da partiti e istituzioni con un´inerzia e una codardia che  neppure lo stordimento post-Tangentopoli poteva giustificare. Da un  punto di partenza vizioso e patologico come il conflitto di interessi  non poteva che nascere un percorso altrettanto vizioso. Di lì in poi, da  quell´uovo di serpente, non poteva che generarsi veleno quotidiano.  (Tutto quanto scritto sopra, parola per parola, è già stato detto e  scritto migliaia di volte. Ma alla menzogna ripetuta non resta che  opporre la realtà ripetuta. Ci si annoia molto, ma il dovere è spesso  noioso).</span></p>
<p>Michele Serra, laRepubblica 3/3/2010</p>
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		<title>Leggere e recitare Dante sarà reato?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 07:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La novità è che una sedicente organizzazione per il rispetto delle minoranze etniche e religiose giudica la Divina Commedia un&#8217;opera scorretta perché offende gravemente le altre due grandi religioni monoteiste e lancia anatemi contro città e regioni; quindi vuole che la declamazione in pubblico di alcuni canti del poema sia considerata un vero e proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/Index-librorum.jpg" alt="" />La novità è che una sedicente organizzazione per il rispetto delle minoranze etniche e religiose giudica la Divina Commedia un&#8217;opera scorretta perché offende gravemente le altre due grandi religioni monoteiste e lancia anatemi contro città e regioni; quindi vuole che la declamazione in pubblico di alcuni canti del poema sia considerata un vero e proprio reato. Non so se gli stravaganti estensori della proposta abbiano letto veramente Dante, ma so di sicuro che non hanno idea di che cosa sia storicizzare un testo. Infatti un serio giovane che abbia letto qualche pagina anche di un critico un po’ datato come il De Sanctis, sa bene che i temi, i personaggi, le situazioni della Divina Commedia vanno calati in quel particolare contesto storico del Trecento, e non si può giudicare una terzina alla luce di quelle che sono le convinzioni, le idee, la sensibilità di oggi; infatti la grandezza del genio dantesco consiste nel fatto che con i suoi versi ha scolpito come nel marmo le convinzioni, la sensibilità, i valori, le idee, le emozioni, le problematiche di quel tempo, di quel particolare momento storico, culturale, sociale, religioso.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi i versi in cui, a detta di questi detrattori di Dante, si dileggia Maometto o si dicono cose assai negative dei Giudei, o si lanciano invettive contro Firenze o Pisa da un alto derivano dall’emozione suscitata dall’episodio narrato (si pensi che l’invettiva contro Pisa si trova dopo che Dante – attraverso le parole del conte Ugolino – ha narrato la miseranda fine che i Pisani fecero fare non solo al conte ma anche ai suoi quattro figli!), dall’altro sono da inquadrare in quel particolare contesto storico in cui l’odio municipale  e la condanna verso le altre due religioni monoteiste erano diffusi e viscerali.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Vorrei quindi che i nostri ragazzi continuino a leggere Dante, e, anche se dal testo si evince che nel Trecento in Italia, ma anche in Europa, l’Islam e il Giudaismo erano considerati delle imperdonabili aberrazioni e che tra due città vicine c’era spesso rivalità e odio, essi avranno la possibilità di riflettere sul fatto che spesso le rivalità etniche permangano tuttora e spesso si manifesti odio e disprezzo per uomini di altre religioni e di altre nazioni, anche se si afferma con sempre più vigore l’idea che tutte le città, tutti i popoli, tutte le religioni, tutte le razze hanno la stessa dignità. Certo i nostri ragazzi per fare un percorso culturale a largo raggio dovranno spendere un po’ di tempo ed energie a leggere qualche lunga nota apposta in ogni edizione dantesca che si rispetti, ma, vi assicuro, è tutto tempo guadagnato alla cultura e tolto al Grande Fratello e all’Isola dei famosi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In conclusione invito questi originali (?) anti-dantisti a desistere dalla loro proposta; altrimenti anch’io farò la mia proposta, che cioè &#8211; nel frontespizio di tutte le scuole di ogni ordine e grado -, venga apposta una lapide con caratteri cubitali, che, a severa condanna del degrado socio-culturale e politico dell’Italia odierna, riporti la celebre terzina dantesca:</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><em>“Ahi, serva Italia, di dolore ostello, </em></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><em>nave senza nocchiero in gran tempesta,</em></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><em>non donna di province, ma bordello.”</em> (Purg. VI, 76-78)</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><img style="vertical-align: bottom;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/Firma.gif" alt="" /><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il telepopolo contraffatto</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 05:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La parola televoto accosta al fondamento della democrazia (il voto) il fondamento del suo controllo e, volendo e potendo, della sua manipolazione (la televisione).
Non ci era simpatica per istinto, da qualche anno non ci è simpatica per esperienza: nel paese della telecrazia, il televoto ha il sinistro suono di un suo derivato. Il Codacons, intervenendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/Televoto.jpg" alt="" width="313" height="211" />La parola televoto accosta al fondamento della democrazia (il voto) il fondamento del suo controllo e, volendo e potendo, della sua manipolazione (la televisione).<br />
Non ci era simpatica per istinto, da qualche anno non ci è simpatica per esperienza: nel paese della telecrazia, il televoto ha il sinistro suono di un suo derivato. Il Codacons, intervenendo con durezza sugli esiti del Festival, ha deciso di mettere in dubbio la trasparenza del suffragio «popolare» che ha portato quasi in vetta una canzone, quella del Savoia, davvero strabiliante per ruffianeria e bruttezza, un vero e proprio unicum perfino rispetto alla media sanremese, tradizionalmente bassa, e implacabile nell´escludere i migliori. E chiede che i tabulati del televoto vengano messi a disposizione e passati al setaccio. Inviare sms a raffica, effettivamente, è un´attività che si presta a truffe e sotto-truffe le più svariate, dal voto plurimo (alla faccia dell´aureo concetto one man, one vote) al cammellaggio di paese e di contrada, con anziani ignari e bimbi innocenti indotti a votare per il cantante compaesano, o amico degli amici, o cognato dei cognati. Basta avere qualche soldo da spendere e qualche sagacia tecnologica da mettere in campo, e il gioco è fatto.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Meno tecnicamente, ci limitiamo a osservare (per il sollievo di chi si chiede se davvero gli italiani hanno gusti così infimi) che il televoto sanremese non merita di essere considerato tanto rappresentativo da costringere all´espatrio. Si tende a dimenticare, per esempio, che una buona metà del Paese non guarda la televisione, o la guarda solo occasionalmente, e dunque l´audience complessiva ignora i loro gusti, i loro disgusti, il loro essere altrove. Anche questa è telecrazia: dare per scontato che quel cento per cento che costituisce la torta dell´ascolto rappresenti «gli italiani», mentre ne rappresenta appena una metà.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dentro questa metà il pubblico di Raiuno e di Canale 5 è quello di età più avanzata e di più bassa scolarità. Con il cinismo che è proprio della demagogia, si suole blandire questo «pubblico popolare» come massima espressione dell´animo nazionale: ci è caduto anche Bersani, convinto che al festival si risciacquino i panni troppo azzimati della sinistra «lontana dal popolo». Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno sguardo giocoso e distratto, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Riassumendo. Il televoto sanremese, anche ammesso che sia dimostrabilmente pulito e non manipolato, indica i legittimi gusti di circa la metà del paese. Dentro quella metà, non è difficile immaginare che il patriottismo da operetta del Savoia abbia incontrato il favore, come dire, delle fasce non protette del pubblico: le più televisive, quelle che non leggono libri, non vanno a teatro, non vanno al cinema, e non hanno avuto tempo e modo di racimolare qualche termine di paragone, qualche elemento di conoscenza extra-televisivo. Sanremo è soprattutto per loro, è confezionato a loro misura, e in fondo il vero sbalordimento sarebbe se questo genere di pubblico, allevato in lunghi decenni a quella forma suprema di obbedienza che è la mediocrità, avesse bocciato il Savoia e votato per le poche belle canzoni. La vera manipolazione sta a monte, molto a monte del televoto: sta nella costante educazione al basso livello. Per ritrovare le tracce di quel broglio, bisognerebbe ripassare tanti palinsesti che al Codacons non basterebbe una vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Michele Serra, laRepubblica 22.2.2010</span></p>
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		<title>L&#8217;Italia dei tronisti</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 06:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SI PENSAVA che con il nazional popolare, impersonato dalla «zia» Antonella Clerici, il Festival di Sanremo sarebbe precipitato negli ascolti. E invece il televoto ha provocato la rivoluzione.
Boom di spettatori e un´autentica bufera, con i professori dell´orchestra che hanno contestato il verdetto che ha portato in finale l´erede dei Savoia. Il televoto ha eliminando artisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/Italia_trono.jpg" alt="" width="304" height="359" />SI PENSAVA che con il nazional popolare, impersonato dalla «zia» Antonella Clerici, il Festival di Sanremo sarebbe precipitato negli ascolti. E invece il televoto ha provocato la rivoluzione.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Boom di spettatori e un´autentica bufera, con i professori dell´orchestra che hanno contestato il verdetto che ha portato in finale l´erede dei Savoia. Il televoto ha eliminando artisti ritenuti più meritevoli. Dunque, dopo i fischi del pubblico, gli orchestrali hanno stracciato gli spartiti.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Chi pensava che Sanremo avrebbe raccolto solo il pubblico della tv generalista, pensionate, casalinghe e anziani in poltrona, s´è sbagliato clamorosamente. Non si era calcolato fino in fondo il ruolo del televoto, che aveva già avuto un effetto vistoso l´anno scorso, portando alla vittoria Marco Carta, un vincitore di Amici di Maria De Filippi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quest´anno l´effetto sorpresa è stato il ripescaggio di Pupo e Emanuele Filiberto, in una specie di burrasca sociale: la clemenza del cielo sembrava averci liberato dalla canzone Italia amore mio, ma il televoto non ha avuto pietà. Pupo e il virtuale erede al trono dei Savoia sono stati ripescati dal voto popolare. E così ci siamo ritrovati con le nostre case invase dal trash più trash. Uno dice: Sanremo è Sanremo, una dose di kitsch c´è sempre stata. Abbiamo visto Loredana Bertè con il pancione finto, a suo tempo, dovremmo scandalizzarci per Pupo e l´eroe di Ballando con le stelle? Ma neanche per sogno, non scherziamo. Al massimo ci si può scandalizzare per le giurie «giovani», disposte a tutto pur di confermare la loro egemonia televisiva.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Immense platee che si collegano con il telefonino cellulare e votano per i loro personaggi preferiti in una forma di nuovo cannibalismo, che cambia l´audience dei programmi. E trasforma la funzione dei telespettatori, portandola da passiva ad attiva. I poltronati dell´Ariston hanno accolto a fischi i ripescati Pupo e Emanuele Filiberto, ma sono ancora fra i pochi che credono nel valore delle canzoni e magari se la prendono se la loro preferita viene esclusa a vantaggio del Principe canterino. Ingenui, ciò che importa è soltanto lo spettacolo. E lo spettacolo di Sanremo non ha valutazioni alte e valutazioni basse. Tutto il palco dalla Clerici a Dita von Teese e a Jennifer Lopez, vale lo stesso voto. Solo i critici si ostinano a dare voti alti a Malika Ayane e Irene Grandi, ma forse sanno anche loro che uno dei piaceri più sottili del Festival consiste nel vedere bocciate le canzoni che piacciono di più, per arrabbiarsi meglio. Tanto fra pochi giorni ce le saremo dimenticate. E nella memoria resterà soltanto lo splendore e il luccichio del teatro Ariston. Ci ricordiamo, per dire, i ritornelli o qualche strofa delle canzoni di cinquant´anni fa, e tra poche settimane avremo invece dimenticato quelle di oggi. Forse siamo semplicemente invecchiati o forse è invecchiato il Festival, nonostante il televoto. Che dire allora? Ma niente se non Italia amore mio, con la giusta enfasi. Tanto si sa che è un´Italia di cognati, un paese gelatinoso, dove persino l´ultimo dei Savoia, in questa terra dei cachi, meriterebbe il trono da re, o da tronista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Edmondo Berselli,laRepubblica 21.2.2010</span></p>
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		<title>Sanremo, il festival della finzione</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 07:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La musica scivola in secondo piano

soffocata dal trash della Clerici
la casalinga in rosso
Il momento meno noioso è il messaggio promozionale di Aldo Giovanni e Giacomo. Niente di eccezionale, intendiamoci. Ma almeno sono veri comici, sono la vita che cerca di rientrare sia pure a supporto della pubblicità.

 Bonolis e Laurenti, invece, agli italiani non strappano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: x-large;">La musica scivola in secondo piano<br />
</span></strong></h1>
<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: x-large;">soffocata dal trash della Clerici</span></strong></h1>
<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: x-large;">la casalinga in rosso</span></strong></h1>
<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/Clerici_Sanremo.jpg" alt="" width="376" height="267" />Il momento meno noioso è il messaggio promozionale di Aldo Giovanni e Giacomo. Niente di eccezionale, intendiamoci. Ma almeno sono veri comici, sono la vita che cerca di rientrare sia pure a supporto della pubblicità.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: large;"> Bonolis e Laurenti, invece, agli italiani non strappano un sorriso neppure a tradimento nell´interminabile introduzione comica davanti alla carnosa nomenklaturina della Rai, da Mazzi a Mazza, il solo che s´ammazza dalle risate. E´ un pietoso potere che sta schierato in prima fila al teatro Ariston con l´aria dei capponi da salare e conservare per l´inverno prossimo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Bonolis e Laurenti fanno rimpiangere Franco e Ciccio in versione Fred Astaire, e raschiano il barile quando cercano di meravigliare con il varicocele, con il gabinetto, con gli accoppiamenti del canguro, prospettando chissà quali fuochi d´artificio. Poi spariscono in ascensore e già li immaginiamo in cielo a prendere il caffè con il Padreterno che è la cosa che sanno fare meglio, a riprova che la pubblicità, per paradosso, è l´angolo ribelle, il luogo ancora indisciplinato e indomito nella Rai normalizzata dai famigli di Berlusconi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Sgargiante luccicori, la Clerici promette &#8220;ci divertiremo tanto&#8221;, ma è già chiaro che è persino peggiorato quest´ anno il festival della cialtroneria italiana, in una televisione al papavero che non esprime più le tensioni del paese e inventa una donna italiana che non esiste, modesta quanto basta, popolare perché virtuale, catodica, una signora che non crea problemi, non spaventa nessuno, tutta timida, tutta emozionata, finta madre di famiglia, finta bella, finta sexy, &#8220;finta vera&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In un´Italia che pur minacciata di retrocessione, è ricca di donne di ogni genere, dalla Bonino alla D´Addario, dalla Bruni alla Binetti, in un´Italia di storie femminili complesse e autentiche che esprimono tormento, questa Antonella Clerici non è la donna semplice ma la donna semplificata, quella che nessuno incontra mai.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il duetto poi con Antonio Cassano è un incontro tra una finta massaia e un finto ribelle. Lei spaccia la leggerezza per leggiadria e lui la maleducazione del viziato per la sregolatezza del genio. Lei lo presenta come il James Dean del calcio italiano e rilancia la retorica del maltrattato. Ma Cassano, al di là del suo talento con il pallone, è un cattivo esempio di bullismo, di minacce agli avversari, di dita nel naso. Bisognerebbe spiegare ai giovani italiani che i calciatori migliori sono quelli che stanno zitti: eleganti e composti fanno gol e non straparlano di gol. Maradona si è rovinato quando ha cominciato a pensare che aveva qualcosa da dire, non solo e non più con i piedi. E anche gli spettatori migliori sono quelli che sanno che nelle scalcinate, sguaiate, violenze del tifo non c´è vita, non c´è anima perché accendere un tifoso è facile come punzecchiare un mulo con un bastone appuntito: tutti violenti ma innocenti come Cassano, tutti pronti alla convulsione collettiva e alla cerimonia di smanie.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Peggio di Cassano, che vuole &#8220;i soldini&#8221;, ama la mamma &#8211; &#8221; la cosa più importante al mondo&#8221; &#8211; e dice di volere gli insulti, in questo festival ci sono solo le canzoni: canzoni contro la canzone, degrado del sentimento d´amore, rinnegamento della voce come mezzo di espressione e di narrazione, prigione e tomba della musica, sino al tatatà dialettale di un Gigi D´Alessio antimafia che ricorda la mafia antimafia di Cuffaro, condannato per favoreggiamento e inventore dello slogan &#8220;la mafia fa schifo&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Solo la scozzese Susan Boyle porta un soffio di vita tra i nostri cantanti, ai quali facciamo l´ augurio di avere successo quel tanto che basta per non cantare più a Sanremo. In fondo se lo sono meritati di gorgheggiare &#8220;Italia amore mio&#8221; con il principe Savoia, che, ingiustamente strappato all´esilio, ha per sempre seppellito il fascino della monarchia.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Infine c´è stata la suspence su Morgan, il finto maledetto che non è si è esibito pur avendo acquisito a Porta a Porta tutti i titoli per sanremare. La Clerici ha recitato la canzone di Morgan come fossero versi di Montale: &#8220;il tormento diventa canto&#8221;, &#8220;la sera, è buona la sera&#8221;&#8230; Come si vede, l´Italia di Sanremo rende ridicole le figure tragiche: Morgan è il Michel Jackson alla pizzaiola, in accoppiata con la Clerici antidroga introduce la malafede e mitizza Sanremo celebrandone una funzione che mai ha avuto, insinua l´ idea di un festival che non è mai esistito: una Sanremo specchio di specchiate virtù, microfono di Dio, luogo del pentimento.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Baudo voleva far entrare Sanremo nella storia della cultura. La Clerici, che parodizza la banalità acqua e sapone e non ha l´intrigo del fascino italiano, ha cancellato in una sola sera Mina e Patty Pravo, la Loren e la Cardinale, e ha inaugurato il trash nazionalpopolare della canzone, dello spettacolo, della donna italiana.</span></p>
<p>Francesco Merlo, laRepubblica 17.2.2010</p>
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		<title>Il Gattopardo porta sfiga</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 06:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’assessore regionale Mario Centorrino non ha dubbi: buttiamo nella carta straccia  Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi e Leonardo Sciascia, perché portano “sfiga” alla Sicilia. Le considerazioni letterarie (?) di Centorrino sono quanto mai preoccupanti e l’assessore bene farebbe a tenersi nell’ambito degli studi di economia; per questo gli diciamo, insieme a Plinio, ‘Sutor, ne ultra crepidam’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><img style="float: left;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/Centorrino.jpg" alt="" width="374" height="210" />L’assessore regionale Mario Centorrino non ha dubbi: buttiamo nella carta straccia  Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi e Leonardo Sciascia, perché portano “sfiga” alla Sicilia. Le considerazioni letterarie (?) di Centorrino sono quanto mai preoccupanti e l’assessore bene farebbe a tenersi nell’ambito degli studi di economia; per questo gli diciamo, insieme a Plinio, ‘Sutor, ne ultra crepidam’ (Ciabattino, non andare oltre la scarpa); insomma dovrebbe tornare a dare i numeri nella sua università. In un primo momento, leggendo la notizia, mi era sembrato di capire che Centorrino si trovasse in effigie su un carro di carnevale e qualche burlone gli avesse messo sulla testa un cartiglio con il consiglio “letterario”; poi, leggendo bene, mi sono accorto che il pessimo consiglio è stato dato nel corso di una seduta degli Stati regionali dell´autonomia siciliana, convocati dal deputato del Pdl Fabio Granata a Siracusa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’assessore ha aggiunto che mettere da parte i tre autori sarebbe una salutare “pausa di riflessione”; forse sarebbe meglio che la pausa di riflessione la prendesse proprio lui, riflettendo sul fatto che questo governo regionale, di cui  l’assessore tesse encomi solenni, merita attenzione ma non questi entusiasmi incondizionati per l’ideologia e i luoghi comuni di uomini, che tuttora pensano che i tre autori fanno male alla Sicilia e affermano allegramente che a danneggiare la Sicilia sono gli studi sulla mafia e l’intitolazione dell’aeroporto a Falcone e Borsellino»; il nostro assessore, che tante speranze aveva suscitato all’inizio di una breve e timida primavera siciliana, si è aggregato con quelli che sbandierano il vecchio slogan: “La mafia è aria che cammina”.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Caro assessore, eviti la prossima volta di fare una figuraccia, che lo additerà al ludibrio della stampa nazionale e internazionale, perché, se persevera su questa strada, non sulla testa di qualcuno dei suoi studenti, ma sulla sua testa si vedranno spuntare delle lunghissime orecchie d’asino.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><img class="aligncenter" style="vertical-align: text-bottom;" src="http://www.pinoscimeca.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/Firma.gif" alt="" width="39" height="50" /><br />
</span></p>
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