Se questi sono uomini…

10 gennaio 2010
Grandi opere
Nella «Capanna dello zio Tom», scritto due secoli prima che un discendente dei neri d’Africa diventasse presidente degli Stati Uniti, gli schiavi delle piantagioni di cotone vivevano o morivano, le donne erano violentate, i bambini venduti a piacimento del padrone e però quando veniva la sera andavano a dormire nei loro dormitori, ciascuno un giaciglio, quando veniva l’alba avevano un secchio d’acqua per lavarsi e all’ora dei pasti un mestolo di cibo.
La logica dello schiavismo era semplice e puntava all’efficacia economica: gli schiavi, preziosi in quanto forza lavoro, dovevano essere mantenuti in vita e in salute. Malati non servivano più dunque conveniva averli sani, farli dormire e nutrirli per quanto poco e male. I nuovi schiavisti di Calabria (non solo: oggi parliamo di Rosarno, domani chissà) non hanno neppure questo minimo scrupolo: non gli interessa che i loro schiavi abbiano dove dormire, che mangino e che possano lavarsi, non importa se muoiono, se fuggono. Ce ne sono talmente tanti e sempre nuovi in arrivo, è talmente enorme l’offerta di mano d’opera in arrivo dalle lande disperate del mondo che il per così dire ricambio naturale è nel conto. Anzi, è incentivato. Se spariscono i senegalesi arriveranno i magrebini, o i cingalesi a seconda della convenienza del clan mafioso che li importa e che controlla il territorio. L’economia non ne risentirà, anzi. È molto probabile che i nuovi arrivati che non conoscono la lingua, figuriamoci i diritti, pretendano di meno. Mano a mano che si rendono conto difatti cominciano a ribellarsi alle condizioni in cui sono tenuti dai clan criminali: è bene che si tolgano di torno. Ci mancano solo gli africani sindacalizzati… Che poi siano loro gli unici, in quelle terre, capaci di ribellarsi è una triste verità che parla degli italiani.
Non voglio fare un discorso di integrazione, di compassione, di modernità. Non voglio fare nemmeno un discorso politico: mi limito ad ascoltare il silenzio del premier e ad osservare come quella della Chiesa sia l’unica voce che si sente. Voglio fare un discorso che anche Bossi e Maroni capiranno: servono, questi immigrati? Raccolgono i pomodori, le arance, l’odierno cotone per due euro? Allora delle due l’una: se servono conviene dargli un tetto e una pastiglia di sapone, un paio di pantaloni e magari una scuola per i figli, così ci si assicura anche la generazione successiva. Se non servono avanti: si facciano sotto i calabresi disposti a lavorare alle stesse condizioni. Si accettano anche immigrati dalle regioni limitrofe, persino pendolari long distance dal Veneto, gli si pagherà la trasferta. Qual è la politica di governo in materia? Chi deve coltivare i nostri campi? E più nello specifico: chi controlla il racket? Quali mafie mettono bombe, intimidiscono e lucrano sul terrore? C’è qualcuno che voglia occuparsi della Calabria, del Sud, dei criminali che spadroneggiano o il progetto è sganciare l’Italia a Sud di Roma, segandola con un canale tipo Suez? Però che buona idea. Altro che ponte sullo Stretto. Pensate quanti appalti, quanti posti di lavoro. Quanti voti alle prossime elezioni. Ecco, sì. Seghiamola e spingiamola un po’ in giù. Distante che non si senta il rumore degli spari, né la puzza.


Se gli immigrati servono non gli si da solo il sapone e un paio di pantaloni. Se servono gli si da la dignità dei lavoratori, non il necessario dello schiavo tipo zio Tom.
Ci si scandalizza poi solo del silenzio del premier? Il problema di Rosarno è nato solo pochi giorni fa? Dov’erano tutte le istituzioni e la società civile? Finiamola e vergogniamoci un po’ tutti.
Il “chiunque al governo piuttosto che Berlusconi”, non serve più!
Bisogna ricostruire ripartendo dalla realtà: nuovi schiavi, disoccupati, lavoratori al di sotto della soglia di povertà, diritto allo studio e all’informazione.
Franco, sono d’accordo su tutto, specie quando parli della grave responsabilità di tutte le istituzioni e soprattutto della società civile. Quanto a Berlusconi, penso che sia la più macroscopica anomalia del sistema democratico uno che, con il potere mediatico che ha in mano (per non parlare del potere economico stratosferico), e con l’aiuto indiretto di una legge elettorale criminale, può fare “il bello e cattivo tempo”.