Se questi sono uomini… Darwin lo aveva previsto!

Siamo (quasi) tutti uguali!

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Soluzione breve

Il partito dell’amor proprio, si diceva. Claudia Fusani e Susanna Turco hanno anticipato la strategia 2010 per esentare il presidente del Consiglio dal fastidioso obbligo di sottoporsi come tutti alla giustizia; la stessa del 2009. Qualunque mezzo (processo breve, legittimo impedimento, scudo giudiziario, immunità parlamentare) pur di evitare i processi. Il presidente del resto ha da fare; voi no, ma lui sì, ha sempre qualcosa di molto molto più importante da fare. In particolare ha ora da affrontare le elezioni regionali e dunque ha studiato un decretino per «90 giorni di tranquillità», altri 90. È tutto pronto, il sottosegretario alla Giustizia Caliendo ha esposto i dettagli: appigliandosi ad una recente sentenza della Corte Costituzionale, i processi che preoccupano il Presidente saranno sospesi per altri tre mesi. Il provvedimento va subito in consiglio dei ministri. Si procede a testa bassa, dunque, con tanti saluti al dialogo sulle riforme, se mai qualcuno ci avesse creduto. Di fronte al passo di carica, Bersani avverte che l’opposizione «si metterà di traverso»; in Senato Pd e Idv scatenano il dispetto di Schifani, tamburellando sui banchi e facendo rumore; seduta sospesa. Anna Finocchiaro annuncia ostruzionismo parlamentare. La riforma della giustizia, alla prova dei fatti, si manifesta per quello che è: lo scudo per uno solo. Molti dubbi non c’erano nemmeno prima, in verità. Non ne aveva neppure Fini che di nuovo ieri ha ripetuto «il Parlamento non si faccia dettare l’agenda dal Governo», «troppi decreti; non va bene». Nell’alleanza di governo il presidente della Camera è ufficialmente il principale ostacolo – forse l’unico, da cui l’ostilità che i giornali di famiglia ogni giorno gli riservano – sulla via della “soluzione breve” ai processi del premier.

L’Italia intanto affronta alcune questioni evidentemente giudicate minori. Chiudono gli stabilimenti di Termini Imerese (oggi sciopero); la Sardegna intera ormai sul fronte dell’industria in ginocchio si ferma il 5 febbraio. Ieri altri due morti sul lavoro, è la media giornaliera. Sull’incredibile spettacolo, offerto al mondo da Rosarno, non una parola del capo del governo; interviene invece il ministro degli esteri ma non Frattini, quello egiziano: chiede conto all’Italia della «campagna di aggressione contro le minoranze arabe e musulmane». Risponde Bossi, qualcosa che suona più o meno «pensate ai fatti vostri, ai cristiani». Politica estera.

Qualche altra notizia di giornata su storie di grande clamore presto accantonate dalle cronache: Cafasso, il pusher del caso Marrazzo, pare sia stato effettivamente ucciso come abbiamo ipotizzato fin dal primo giorno. Si indaga per omicidio volontario. Il ministro Alfano si accinge a dichiarare lo stato di emergenza per le carceri: non è successo ieri che fossero sovraffollate ben oltre i limiti della dignità e però ecco che con l’emergenza, forse, si arriverà ad un ennesimo decreto, forse, che in questo caso potrebbe avere se non altro il pregio di mettere in moto un meccanismo immobile. Poi da lì a costruire altri edifici per nuovi 80 mila posti, come promesso, passerà del tempo. È il capitolo Grandi opere, che come si sa viene dopo quello Riforma della Giustizia.


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